domenica 19 agosto 2018   
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editoriale » Un paese per questo popolo  

UN PAESE PER QUESTO POPOLO
di Boris

Le ultime elezioni europee ed amministrative del 2009 sono giunte al termine e i risultati finali sono ormai pubblicati ovunque. La lunga e solita diretta televisiva ha provato a cullato le notti insonne dei “patiti dei partiti” cercando a volte di riempire i tempi di attesa dei nuovi aggiornamenti, con la definizione di empiriche coalizioni, scenari idilliaci o fantasiose dimissioni.
Tutti ormai consapevoli che nulla sarebbe riuscito a distoglierci dall'oggettivo risultato previsto, anche se certamente non auspicabile.
Il buon Giuseppe Mazzini, primo promotore dell'Europa unita, avrebbe un suo bel da dire, non solo nei confronti di chi quest'Europa da ormai anni prova a costruire ma, anche sulla risposta che i suoi stessi cittadini hanno dato in merito.
Nelle europee e nelle amministrative locali e provinciali il quadro che emerge è davvero preoccupante. Non solo per il successo di partiti ed organizzazioni di stampo autarchico, localistico e xenofobo ma soprattutto per le possibili ripercussioni che questo avrà sulle politiche dei singoli stati e verso quelle che coinvolgeranno l'unione stessa. Soprattutto in momento di forte congiuntura economica da cui non si intravede ancora il termine.
Già altre volte avevamo denunciato il pericolo di una chiusura politica economica delle frontiere, di un “si salvi chi può”, elogiato anche dalle forze politiche di governo dei singoli stati dell'unione, di un “ognuno per conto proprio” che certamente non avrebbe tutelato i singoli popoli ma solo accentuato un latente contrasto sociale. Masse di lavoratori espulsi dal mondo del lavoro, compressi tra un sempre minore salario e una manovalanza immigrata sempre più disperata e disposta a lavorare per un pezzo di pane, non potevano accettare passivamente. Peccato che la risposta elettorale data, non si è scaricata su quelli che questa situazione hanno creato ma ancora una volta verso i più deboli e  i più sfruttati.
Parlare di Europa, significa parlare del nostro paese. Che ci piaccia o no, c'è un invisibile filo che  ci collega ed è quello della stabilità economica, della nostra possibilità di sopravvivere solo se l'altro sopravvive.
Il nuovo parlamento europeo, formato con un'ampia presenza di organizzazioni politiche di stampo autarchico, come riuscirà a varare leggi che accomunino tutti paesi senza scontrarsi apertamente con  interessi localistici? Come sarà possibile rilanciare l'economia senza una seria politica di sviluppo globale e della gestione dei flussi migratori nel rispetto dei minimi diritti civili?
Masse di affamati non si allontanano dalle frontiere con l'utilizzo dell'esercito ed è completamente folle pretendere di fermare, con leggi protezionistiche, i prodotti provenienti dall'estero, contemporaneamente pensando che le nostre vengano facilmente vendute. E' inoltre, impensabile credere che tutte le merci prodotte dalle nostre aziende  possano essere vendute solo nel nostro paese. Questo sarebbe solo possibile grazie ad una forte riduzione delle produzioni, dell'aumento dei salari e alla riduzione dell'orario di lavoro. Ciò che un sistema capitalistico organizzato come questo, non potrebbe mai accettare passivamente.
Di fronte a questo scenario autoreferenziario, quale allora potrebbe essere la nuova politica estera dell'unione europea, nei confronti dei cosiddetti stati extracomunitari?
Elargire enormi fondi ai governi, come fatto con la Libia, per fermare i flussi migratori senza accertarsi del rispetto del diritto di questi popoli di chiedere asilo politico, quindi di esistere.
Rilanciare o accentuare una politica neo-coloniale verso quegli stati stessi. Solo le nostre democrazie economiche possono aiutarli depredandole dalla materie prime di cui sono tanto ricche o sostenendo governi sempre più corrotti. Non è paradossale che proprio i paesi del continente africano più ricchi di materie prime siano i più poveri e dalle comunità sociali più instabili?
Mai come oggi l'unione Europea è stata così in pericolo. Neanche la bocciatura della carta costituzionale europea era arrivata a tanto e con il risultato delle nostre amministrative certamente abbiamo dimostrato di non voler far nulla per salvarla. Credo proprio che questa visione miope della realtà alla fine ci renderà cechi del tutto.
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