domenica 19 agosto 2018   
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LICENZIATI
di Boris

E’ questa la prima cosa che mi viene i mente al momento della lettura del risultato elettorale. Per la prima volta nella storia, la sinistra non sarà presente in parlamento.

Una risposta elettorale che può tranquillamente essere definito un vero e proprio licenziamento.

Come definire oltremodo una vincita così netta del cavaliere Berlusconi. Oltre 9 punti di differenza e praticamente la cancellazione della Sinistra di Bertinotti, Mussi & C.

Alcuni militanti incalliti possono anche nascondesi dietro un dito accusando Veltroni e tutto il suo PD di essere il vero artefice della scomparsa della sinistra definita “antagonista” ma la verità è altra. Una verità che deve tener conto del trionfo della Lega Nord che si afferma in modo considerevole non solo al nord, attingendo in modo rilevante nel serbatoio elettorale della sinistra stessa. Basti osservare la migrazione dei voti rispetto i dati delle precedenti elezioni anche in regioni come l'Emilia Romagna o la Toscana-

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Certamente il PD, nonostante la sua mancata presa del palazzo, un risultato l’ha ottenuto. E’ riuscito a portare, con la sua scelta partitico-indipendentista, il nostro parlamento ancora più vicino al bipolarismo di stampo anglosassone. Il modo diretto con cui ha tagliato il legame con i cugini comunisti ed ex comunisti, non è stato dei migliori. Usati per vincere le precedenti elezioni con la presunzione di credere che non avrebbero chiesto nulla in cambio, mi sembra veramente troppo. E allora via! Scaricati e accusati addirittura in ultimo di essere la causa della perdita del PD a questa tornata elettorale. Questo è quello che ha affermato Veltroni durante la conferenza stampa tenuta dopo i risultati definitivi. I Veltroniani cosa pensavano, che bastasse distribuire incarichi nelle istituzioni, finanziare la scuola cattolica, mettere in discussione il posto sicuro, difendere sottovoce la legge Biagi e criticare il sistema pensionistico, per aggiudicarsi il voto dei moderati? Impossibile. Sarebbe come affermare che gli interessi delle lobbies i questo paese sono le stesse dei suoi cittadini. Tutti insieme per il bene comune. Padroni e operai, banche e strozzati dai debiti, cattolici integralisti e laici. Una convivenza impossibile.

Dal canto loro, la sinistra arcobaleno, non è che in questi ultimi anni abbia tenuto un atteggiamento costruttivo. Nasce in antagonismo al Partito della Sinistra Democratica, si colloca al suo fianco con i Progressisti per contrastare la vittoria dei Berlusconiani e dimentica l'origine del suo pensiero. Infatti se da una parte rivendicava con grandi slogan e rimpatriate di piazza, principi di sinistra, nei fatti mediava costantemente quei principi all'interno del parlamento e soprattutto negli enti locali. In questo modo non accontentando la sua base di riferimento e costringendo la maggioranza moderata, a sopportarli con fastidio. Praticamente non apparendo “simpatica” a nessuno.

E' proprio dalla questione degli enti locali che bisogna partire per comprendere sino in fondo i motivi della sconfitta. Una sconfitta che oggi viene banalmente riassunta come “la mancanza della presenza del simbolo della falce martello” (Diliberto dei Comunisti Italiani in primis..) e non con la progressiva istituzionalizzazione dei rapporti con il potere. Un rapporto che non ha più tenuto conto dei legami sociali che oggi regolano la vita di questo paese.

Troppo spesso la sinistra antagonista ha creduto di vedere e rappresentare una società che non c'è più. Non tanto in riferimento alla suddivisione di classi sociali che mai come oggi ha raggiunto una così profonda divisione. Non sono infatti un'invenzione le differenze oggettive tra lavoratori precari e quelli assunti a tempo indeterminato, come tra i cittadini con sempre più alto reddito e famiglie con possibilità economiche inferiori di gran lunga alla loro reale necessità. Differenze che all'interno della società odierna alimenta sempre più un personalismo anarchico che è figlio non solo dell'egoismo, ma anche dalla necessità oggettiva di difendere la propria famiglia dalla possibilità futura, di tornare poveri come lo erano stati i loro nonni.

Questa è la ragione psicologica principale che alimenta la volontà di difendere il proprio territorio. Luogo dove i lavoratori stranieri, sgobbano nelle nostre fabbriche ma vengono considerati come quelli che “ci rubano il posto di lavoro”; sono soli in questo paese e quindi “violentano le nostre donne”; vengono pagati meno di noi e quindi “vengono a rubarci in casa”.

Per questo la Lega ha intercettato questo pellegrinare di voti. Ha saputo dare una risposta immediata, anche se profondamente superficiale, a questa paura. Senza parlargli di massimi sistemi che non risolvono necessità oggettive quotidiane. La stessa cosa è stata per i rifiuti, l'energia, le infrastrutture, la burocrazia, l'evasione e i servizi in genere. Gli altri rubavano e utilizzavano il bene pubblico per se stessi; la sinistra moderata, voleva sistemare le cose, dando ragione a tutti e non scomodando nessuno; quella antagonista, invece, era più strutturata per un NO a prescindere. Proprio quest'ultima che pretendeva di cambiare il sistema dall'interno, non ha saputo passare in modo pratico e concreto, dalla “protesta alla proposta”. Una distanza questa che li ha collocati ad una distanza politica dal paese, ormai quasi incolmabile.

Non conosco il progetto futuro della sinistra arcobaleno ma credo che, dopo una seria discussione interna, la sua base debba avere il coraggio di esprimersi in modo radicale, soprattutto nei confronti della propria classe dirigente. Impedendogli così di addossare ad altri, le colpe della propria scomparsa.

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